ANTIFASCISMO DI MANIERA E MILITANTE
Venerdì ventisette ottobre apro Il Secolo XIX, mi reco alle pagine genovesi, e mi soffermo sulla numero ventitre dove si trova – in taglio basso, a firma Annamaria Coluccia – un articolo dal titolo: «Antifascismo in marcia, Tursi non sfila».
Il riferimento è alla manifestazione promossa per l’indomani dall’Anpi ed alla bocciatura, da parte della maggioranza, di una mozione presentata dalla “opposizione” democristiana e della Lista Crivello – composta da personaggi che, nazionalmente fanno capo a Giuliano Pisapia – volta a far aderire l’amministrazione comunale all’iniziativa.
Chi scrive non riesce a capire come potessero pensare – gli esponenti della minoranza in Consiglio comunale – che il primo cittadino, Marco Bucci, ed i suoi tirapiedi avrebbero aderito alla richiesta: il vicesindaco, Stefano Balleari, milita nelle file di Fratelli d’Italia ed è pertanto un fascista dichiarato; sarebbe stato un supremo atto di ipocrisia, quello della maggioranza, se avesse accettato di unirsi alla marcia indetta dall’associazione partigiana.
Il giorno successivo è una bella giornata: mentre il corteo ufficiale sfila per le strade del centro città, alcune centinaia di antagonisti danno vita al terzo presidio presso la sede, di proprietà dell’ordine religioso degli Scolopi, che dovrebbe essere occupata dagli hitleriani di Lealtà Azione.
Il condizionale è d’obbligo, perché nel corso del presidio alcuni manifestanti, protetti come già accaduto nelle occasioni precedenti – in cui la prima volta avevano murato la porta e la seconda avevano vergato una scritta enorme – da una cortina fumogena e dallo striscione Genova Antifascista, hanno provveduto a saldare la porta di ingresso del covo fascista con acciaio liquido.
Genova, 30 ottobre 2017
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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